Wonder e la rivoluzione degli sguardi

Quando ho letto Wonder la prima volta quasi 4 anni fa, mi ha folgorato. Era un libro talmente straordinario che avrei voluto che lo leggessero tutti. L’ho regalato a quante più persone possibile e l’ho consigliato a tutti. Quando hanno cominciato a leggerlo a scuola al posto del “Piccolo Principe” o del “Corsaro Nero” volevo baciare in fronte le maestre.

Cos’ha di straordinario questo libro? Parla di diversità come non ha mai fatto nessuno prima. Senza pietismo, con crudeltà a volte, ma in modo semplice e chiaro, con un linguaggio che può arrivare a tutti. Questo già basterebbe per farlo amare, ma c’è di più, Wonder non dimentica il punto di vista di nessuno. Wonder ci fa guardare la diversità dal punto di vista dell’interessato, da quello della madre, quello del padre, quello della sorella, quello degli amici, quello degli insegnanti e anche quello del cosiddetto “cattivo”. Alla fine ci permette di capire anche il punto di vista del bullo! Ed è questa la vera rivoluzione. Nei libri successivi a quello dedicato a Auggie le storie di alcuni dei personaggi vengono approfondite e capiamo molto di più della loro storia, dei loro sentimenti e delle loro azioni. Mettersi nei panni degli altri, vedere le cose da un’altra prospettiva è una cosa che pretendiamo, ma a fatica riusciamo a fare noi eppure cambierebbe in modo sostanziale il nostro stare al mondo. E non parlo solo di chi fuori dal mondo della disabilità non capisce le nostre vite, o peggio discrimina, ma parlo anche di noi che spesso siamo talmente immersi nel dolore e nella fatica che non vediamo cosa ci succede intorno.

Wonder ci insegna una cosa semplice, ma straordinaria: la diversità fa paura, imbarazza, mette a disagio, ma in qualche modo incuriosisce. La gente ti fissa perché vuole capire la diversità, ma allo stesso tempo si allontana perché la teme e così facendo crea voragini in cui la persona disabile può sprofondare. Basta una sola persona però, un solo sguardo coraggioso, per rompere la catena dell’esclusione e mettere in moto un flusso virtuoso. Il mio idolo in Wonder non è Auggie, ma Jack Will, è lui che meriterebbe la medaglia alla fine, è lui che prova a conoscere Auggie e a vedere oltre la sua diversità ed il suo comportamento rivoluzionario che mette in discussione quello degli altri. Jack trova in Auggie un amico e scopre che è una persona simpatica e divertente, un ragazzo come tutti gli altri, entra in confidenza con il suo volto deforme e non lo vede più. È questa la cosa straordinaria, quando entriamo in confidenza con la disabilità, quando la conosciamo non la vediamo più. Certo le persone disabili continuano a sentirne il peso e la fatica, ma quando lo sguardo degli altri cambia anche per loro la vita si fa più semplice. La storia inizia con Auggie che si nasconde dietro un casco, che ha come unico desiderio quello di diventare invisibile e non attrarre più lo sguardo di nessuno. Già a metà del libro Jack racconta come alla faccia di Auggie ci si abitua, e come nel tempo la diversità diventi unicità. Di Jack mia figlia Emma ne ha incontrati diversi, e le loro azioni per lo più inconsapevoli e spontanee hanno segnato la sua vita e la sua personalità.

Il film non delude, certo il libro è sempre un’altra cosa, ma questa volta non delude. Ci sono un paio di differenze rispetto alla versione originale: i riferimenti a Minecraft faranno saltare sulla poltrona dei cinema diversi ragazzini. Ma c’è una cosa che non ho amato: la solitudine della famiglia, a parte una nonna, morta peraltro, non hanno amici o famigliari. Nel libro non è così, è un po’ mi dispiace, la rete di sostegno e supporto di familiari e amici è fondamentale e insostituibile e avrei voluto che si vedesse nel grande schermo che non è sempre e solo la madre che fa tutto e si sacrifica, ma che spesso un lavoro di squadra ha risultati straordinari.

Wonder è un libro che tutti dovrebbero leggere ed è un film che tutti dovrebbero vedere, soprattutto i ragazzi. Leggete i libro se potete, portate i vostri figli a vederlo al cinema, incoraggiate gli insegnanti a fare altrettanto, emozionatevi e allenate lo sguardo, ne uscirete diversi e più gentili.

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