Melody, Feltrinelli

Melody. Una storia di inclusione scolastica.

Forse pensano che siamo così ritardati che non ci importa di essere trattati come se fossimo invisibili.

Sharon M. Draper, Melody, Feltrinelli, 2016

Non mi stancherò mai di dirlo, di scriverlo e di condividerlo. La distanza tra l’esclusione e l’inclusione, tra il pregiudizio e l’accettazione può essere colmato solo grazie alla cultura. L’impatto culturale che la visibilità della persone con disabilità nel cinema, nei media e nella letteratura può avere nell’abbattere i preconcetti è straordinario. La loro visibilità permette a chi non ha a che fare quotidianamente con la disabilità di conoscerla, di entrare in confidenza, di abituarsi a realtà diverse e sconosciute, di ampliare il proprio immaginario al punto da smettere di avere paura di ciò che è diverso e smettere di conseguenza di discriminarlo.

Da dove cominciare “per cambiare il mondo” se non dai bambini, dai ragazzi e quindi dalla scuola? 
Melody è un libro che tutti dovrebbero leggere soprattutto i ragazzi. Se lo leggessero anche i genitori e gli insegnanti sarebbe il massimo. Melody è una ragazzina di 11 anni. Non può parlare. Non può camminare. Non può scrivere. E’ l’alunna più intelligente della scuola ma nessuno lo sa. “E’ come se vivessi in una gabbia senza porta e senza chiave. E non posso chiedere a nessuno di tirarmi fuori.” — dice Melody di sé. Nessuno, o quasi.

La sua storia ce la racconta lei stessa ed è una storia che parla di solitudine, di frustrazione, di cattiveria gratuita, ma anche di un mondo straordinario che scopriamo grazie ad un varco scavato nel muro del pregiudizio, un varco aperto dalla fiducia. “Voglio essere come tutti gli altri”, Melody lo ripete spesso nel libro, ma non intende negare la propria disabilità, vuole solo essere trattata alla pari degli altri, vista come gli altri, giudicata come gli altri, un desiderio di equità comune a ogni persona disabile, ma non solo. La sua voce è più forte delle altre perché non ha intermediari e mi è rimbombata nella testa per giorni e settimane.

Sono bastate una madre instancabile, un’insegnante disposta a farsi stupire, un’amica di famiglia coraggiosa e determinata a togliere i primi mattoni di quel muro e a far uscire Melody dalla gabbia. Una catena di fiducia che se inizia può avere risultati straordinari. Melody e i suoi alleati hanno combattuto contro l’incredulità e la sfiducia, contro i preconcetti e la cattiveria gratuita, a colpi di amore, coraggio, fiducia, consapevolezza e tanta determinazione. Insieme hanno abbattuto il muro dei preconcetti e delle basse aspettative finché Melody ha conquistato il suo posto nel mondo. Una storia che parla d’inclusione, e di come ne beneficino tutti, chi vive la disabilità sulla propria pelle, ma anche chi impara a conoscerla e a vederla come una delle sfaccettature della diversità umana. Una storia che parla di come lo sguardo degli altri cambi tutto, di come possa ingabbiare ed escludere, ma anche di come possa essere educato e diventare rispettoso e incoraggiante.

Proprio come è stato fatto nella campagna di comunicazione sociale realizzata per la Giornata Mondiale della sindrome di Down “How do you see me?” l’invito è sempre lo stesso: prova a guardare con i miei occhi, prova a entrare nel mio mondo, prova a darmi fiducia e a credere in me, cambia il tuo punto di vista e lasciati meravigliare.

Leggiamo Melody, regaliamolo ai nostri figli, proponiamolo nelle scuole. Proviamo a costruire un nuovo alfabeto, un nuovo linguaggio, ad ampliare il database delle nostre esperienze e di quello che per noi è ordinario, prepariamo i bambini a vivere in un mondo complesso e diversificato e così facendo forse saremo in grado di costruire l’ambiente inclusivo di cui abbiamo bisogno per accogliere la diversità umana tutta, che è la realtà della società in cui viviamo.

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