Il diritto alla libertà

Oggi è la Giornata mondiale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e in questi giorni più che mai penso al futuro dei miei figli e non solo dei miei. Ho cercato di star fuori dai dibattiti sul web in merito ai fatti degli ultimi giorni anche se sono stata tentata ripetutamente di rispondere a chi semina cultura del disprezzo e dell’odio. Volevo stare fuori non perché io mi senta superiore o perché le idee diverse dalle mie valgano di meno e non le voglio ascoltare, ma perché il dolore mi ammutolisce, e allo stesso tempo la provocazione mi fa diventare aggressiva e non amo questo lato di me.

Ho passato le giornate a leggere, sfogliare siti web di giornali di ogni paese, guardare telegiornali e a cercare di farmi un’idea mia, ma soprattutto cercavo il modo di proteggere i miei figli da questo mondo e dalle speculazioni dei media. Credo che i nostri figli vadano protetti non dalla notizia in sé, ma da come questa gli viene proposta. Penso che da fatti come questi e da come gli vengono spiegati dipenderà molto il loro essere adulti. Sono fatti che segnano, e come vengono spiegati non è indifferente. Soprattutto li ho ascoltati e ho cercato di rispondere alle loro domande. Quando Cesare mi ha detto: “Beh, mamma, ma anche in Siria muoiono tante persone…” Ho capito che avevo molto da spiegare. Non volevo che non avesse empatia per la tragedia di Parigi, volesse che ne capisse la gravità, e allo stesso tempo volevo che il suo senso di giustizia e di diritto travalicasse i confini del nostro piccolo mondo. Abbiamo parlato e ne riparleremo, ne hanno parlato a scuola e ne riparleranno. Ho dovuto spiegare la questione dei fischi allo stadio, perché non volevo che si facessero un’idea distorta come quella che hanno trasmesso i media italiani e non solo del paese in cui viviamo ora, anche se non è un paese facile, certo, e nemmeno dei più democratici.

In questa giornata la riflessione che mi sento di fare è che sono grata di vivere questo momento a Istanbul, città da sempre crocevia di culture e religioni. Sono grata che i miei figli vadano in una scuola dove i compagni vengono da almeno 20 paesi diversi, che condividano punti di vista differenti tra americani, siriani, francesi, libici, inglesi, olandesi, turchi, russi, che i loro compagni si chiamino Angelina, Abdullah, Aron, Dalia, Muhammad, Parth, Shaqueel, Tripti, Tuna, che tra le mura della loro scuola convivano nel rispetto diverse religioni.

Il diritto che per primo mi sento di rivendicare in questa giornata dopo quello alla vita è quello alla libertà e alla diversità e conto che i miei figli coltivino in questa esperienza nelle loro profondo questo diritto, spero che nell’esperienza di pluralità di culture e nel confronto con il diverso si radichi in loro il principio di non discriminazione, che crescano nei loro giovani cuori germogli di rispetto e senso di equità, che possano crescere senza paura e diffidenza, e che coltivino fiducia e amore invece che odio e disprezzo.

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