Non avrete il mio odio

La storia si ripete… Era il 1942 quando Etty Hillesum scriveva queste parole e viveva la tragedia sulla sua pelle. Grazie di aver trovato le parole.

“È un problema attuale: il grande odio per i tedeschi che ci avvelena l’animo. Espressioni come: “che anneghino tutti, quella feccia, che muoiano col gas” fanno ormai parte della nostra conversazione quotidiana; a volte fanno sì che uno non se la senta più di vivere, di questi tempi. Ed ecco che improvvisamente, qualche settimana fa, è spuntato il pensiero liberatore simile a un esitante e giovanissimo stelo in un deserto d’erbacce: se anche non rimanesse che un solo tedesco decente, quest’unico tedesco meriterebbe di essere difeso contro quella banda di barbari, e grazie a lui non si avrebbe il diritto di riversare il proprio odio su un popolo intero.

Questo non significa essere indulgenti nei confronti di determinate tendenze, si deve ben prendere posizione, sdegnarsi per certe cose in certi momenti, provare a capire, ma quell’odio indifferenziato è la cosa peggiore che ci sia. È una malattia dell’anima. Odiare non è nel mio carattere.”

(…)

“Riassumendo, vorrei in realtà dire questo: la barbarie nazista fa sorgere in noi un’identica barbarie che procederebbe con gli stessi metodi, se noi avessimo la possibilità di agire oggi come vorremmo. Dobbiamo respingere interiormente questa inciviltà: non possiamo coltivare in noi quell’odio perché altrimenti il mondo non uscirà di un solo passo dalla melma. È questa la ragione per cui il nostro atteggiamento contro il nuovo regime può anche essere maturo e basato su princìpi, però qui si tratta d’altro. La lotta contro i propri istinti malvagi, che vengono risvegliati da loro, è qualcosa di molto diverso dal cosiddetto “essere obiettivi” in simili faccende, è diverso dal “vedere il lato buono” nel nemico: un’ambiguità, questa, che non ha niente a che spartire con ciò che intendo. Ma si può essere tanto combattivi e attenti ai propri princìpi anche senza gonfiarsi di odio; si può d’altronde essere traboccanti d’odio senza sapere esattamente di cosa davvero si tratta.”

(…)

“Non sfogare i tuoi rancori in un odio che vuole vendetta su tutte le madri tedesche, che adesso, in questo istante, hanno lo stesso tuo dolore da sopportare per i loro figli caduti e massacrati. Devi lasciare a questo dolore tutto lo spazio possibile in te stessa e concedere a esso l’asilo che gli è destinato, e forse, così facendo, il dolore nel mondo diminuirà, se tutti sopportiamo, onestamente e lealmente e in maniera responsabile, ciò che ci viene assegnato. Se invece non dai un opportuno ricovero al dolore, ma concedi maggior spazio all’odio e ai piani di vendetta – da cui nascerà ulteriore dolore per altri -, be’, allora il dolore non finirà mai in questo mondo ma crescerà soltanto. Quando avrai concesso al dolore il posto e lo spazio che le sue nobili origini richiedono, allora sì che potrai dire: la vita è tanto bella e ricca.”

(…)

“E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancora più inospitale.”

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