Cosa fai tutto il giorno mentre siamo a scuola?

L’altro giorno Cesare mi ha chiesto cosa faccio tutto il giorno mentre lui e le sorelle sono a scuola. Io ho risposto sovvrappensiero: “Vi aspetto!”

Non credo fosse la risposta giusta, come se ci fosse poi una risposta giusta… Ma è certo quella più vera in questo momento della mia vita. Ho la testa piena di voi tutto il giorno. Ecco cosa faccio mentre non ci siete. Penso penso penso, vi ascolto e vi guardo, nelle parole, nei gesti e nei dettagli di questa nostra nuova vita alla ricerca di segni, di elementi per capire cosa posso fare per voi, come aiutarvi a stare bene, come accompagnarvi nel definire chi siete e chi sarete grazie anche a questa esperienza.

Rileggo le nostre giornate, riascolto le cose che mi raccontate, colgo piccoli segnali di malessere o di passi avanti. Cerco di capire come cogliere le opportunità e come affrontare gli imprevisti, mi rassicuro guardando a piccoli risultati e mi chiedo come aiutarvi ad affrontare quei piccoli grandi vuoti che state vivendo anche voi.

E in queste lunga attesa del pulmino che vi riporta da scuola scorre la mia vita e anche se so che non è tutta qua, ora lo è e non riesco a pensare ad altro. E’ come se stessi in apnea fino al vostro ritorno e quando la porta si apre e le vostre voci e i vostri abbracci mi travolgono, respiro… cerco nei vostri visi un sorriso o una piega di preoccupazione, nelle vostre parole il nome di un nuovo amico, nel vostro sguardo il segno di una conquista o l’ombra di una delusione. Vi guardo e vi aspetto, consapevole di esserci ma ti poter fare poco, di essere spettatrice fiduciosa delle vostre vite che si fanno davanti ai miei occhi.

Poi ci sono i giorni speciali come ieri in cui la commozione e la felicità mi travolgono perché arrivano improvvisi e inaspettati. Ieri i loro racconti erano pieni di allegria e di occhi lucidi. Lo show che avevano messo in scena a scuola è stato un grande successo. I ragazzi mi hanno raccontato che Emma ha cantato “See you again” insieme alla sua classe, e quando hanno finito la canzone assegnata un compagno ha preso in mano il microfono e ha detto: “La musica non ha lingua e per questo noi adesso canteremo una canzone in italiano e lo faremo solo per te Emma!”, ha consegnato ad Emma il microfono, gli ha lasciato la scena e tutti hanno ballato e cantato con lei la sua canzone preferita del momento “Roma – Bangkok”. Un po’ come dire che sapevano la fatica che stava facendo e che erano pronti a farla anche loro per lei. Un po’ come dire: siamo tuoi amici. Un po’ come dire: sei una di noi! Nel racconto di Giulia c’erano lacrime di commozione. Nel racconto di Cesare c’era tanta gioia e allegria per aver tutti raggiunto Emma in scena e ballato e cantato con lei, bambini e insegnati.

Io, spettatrice, rimango senza parole mi guardo e riguardo il video che la maestra mi ha fatto avere e vedo i pezzi del puzzle che vanno a posto uno alla volta con tanta pazienza e tanta fiducia.

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