Istanbul

Il nostro primo mese a Istanbul

E’ passato un mese, non posso più sentirmi in vacanza e i bimbi al campus estivo. La nuova vita è davvero iniziata.

Paolo ci ha fatto trovare una casa bella e accogliente, i letti fatti, i piatti e i bicchieri lavati negli armadietti della cucina, le stoviglie pulite dentro i cassetti, e l’immancabile frigo pieno. Sfinito da due mesi di solitudine, di ambientamento e da innumerevoli gite all’Ikea, la sua faccia al nostro arrivo non me la dimenticherò mai. E credo nemmeno lui dimenticherà l’abbraccio avvolgente dei suoi bambini. E’ un uomo di poche parole e troppi pochi abbracci, ma non ha rivali in fatto di farti sentire amato e voluto con i fatti.
Dalla finestra vediamo grattacieli, piscine, campi da tennis, non male per la verità, qui funziona così per la maggior parte degli expat: si vive in compound che hanno tutto all’interno, persino il supermercato, sarà che cercano di illuderti che puoi vivere a piedi, quando in verità si muore nel traffico.

Al nostro arrivo la priorità è stata iscrivere i bambini a scuola. Non posso dimenticare le scuole che mi hanno detto senza troppa formalità “I really don’t know how to accomodate her!” riferendosi a Emma o quelle che hanno fatto finto di essere il posto più accogliente e inclusivo del mondo e poi non lo erano affatto… Arrivederci e grazie! Sono tornata alla mia prima scelta, la scuola di cui mi ero innamorata sul sito internet, quella che mi aveva fatta sentire a casa girando per le classi, quella in cui il capo cantiere che mi ha fatto fare un giro mentre era ancora in ristrutturazione mi ha portato nell’orto e mi ha regalato delle prugne e un peperoncino. Avrei dovuto seguire il mio istinto subito e cogliere i segnali forti che la vita mi dava e mi sarei risparmiata giornate tristi, mail sgradevoli e persone di merda. Scusate il francesismo! Il secondo giorno a Istanbul sono andata di persona a guardare negli occhi gli insegnanti, ho trovato nei loro occhi cuore e sogni, nelle loro parole prospettiva e progetti, e ho scelto. Guardarsi negli occhi funziona sempre e ha funzionato anche a scuola. Insegnati allegri e simpatici, classi colorate e accoglienti, cibo organico che non guasta, uova fresche raccolte ogni mattina dai bambini della materna dalle galline in cortile… Ma soprattutto una cultura inclusiva vera.
Sento che è la scelta giusta. I bimbi sono sereni, fanno fatica certo, ma tornano felici e pieni di storie da raccontare, hanno compagni che vengono da ogni parte del mondo e hanno già degli amici anche se non sanno ancora pronunciare bene i loro nomi. Emma fa fatica con l’inglese, ma questo lo sapevamo. Quello che mi fa male è che ha lottato anni per farsi capire da tutti e non solo dai suoi genitori o fratelli, e ora, proprio ora che questo pezzo era fatto, deve ricominciare da capo… di nuovo faticare per farsi capire, rispolverare il linguaggio non verbale, fatto di gesti ed espressioni, trovare un modo di conquistarsi degli amici, anche se non la capiscono. Io ho tanta fiducia, so che ce la farà, spero che continui a crederci anche lei.

Paolo sta bene, il lavoro va bene, gli stimoli sono tanti, gli stadi colmi di entusiasmo, l’adrenalina alle stelle… L’inter vince anche senza di noi. Ha ricominciato a cucinare e a comprare scarpe: segnali forti! Ha nostalgia anche lui, non lo dirà mai a nessuno, ma lo dimostrano le gite da Eataly, l’opzione per le telefonate internazionali sul suo contratto telefonico e il programma per le vacanze di Natale già stilato (chi lo conosce sa che non ha mai prenotato prima di due giorni dalla partenza!). Paolo è Paolo a ogni latitudine: sorrisi, ottimismo e senso dell’umorismo, e di questo mi sento profondamente grata.

La città è bellissima, a parte la parte storica e il fascino del Bosforo, ci sono degli angoli meravigliosi, colori sorprendenti, contrasti inimmaginabili… Continuo a fotografarla per farla mia, certa che riuscirò a conquistarla. È immensa e mai avrei immaginato tanto immensa. Mai. Ci sono 16 milioni di abitanti, qualcuno dice quasi 20, ma anche fossero 16 mi bastano… e li vedi tutti soprattutto nelle tangenziali e nelle strade di città, stipati nelle auto in coda, nei metro bus o in coda ad aspettare il proprio turno per salire sul prossimo. Il traffico può essere insopportabile, ci si può mettere anche un’ora ad attraversare uno dei due ponti che attraversano il Bosforo e in quei momenti pensi che la città sia invivibile, ma quando arrivi lì sopra e vedi il mare che divide in due la città, mi manca il fiato per la meraviglia. Trovo straordinario questo pezzo di mare che spacca il mondo in due, li’ finisce l’Occidente e inizia l’Oriente, li’ finisce l’Europa e inizia l’Asia e Istanbul si offre in tutta la sua bellezza con palazzi, moschee e case private lungo la riva e mostra le sue meraviglie al mare. Quando arrivo lì mi passa tutto, la paura, la malinconia, e respiro la meraviglia. Forse è un richiamo alle origini: sono veneziana e ho vissuto 20 anni nella città più bella del mondo e il mio luogo preferito è la cima del ponte dell’Accademia dove il Canal Grande si apre e diventa mare mentre i palazzi e le chiese come sentinelle sorvegliano la riva. Nei vent’anni vissuti a Milano le uniche cose che mi mancavano veramente della mia città erano mio fratello e il mare. E ora il mare l’ho ritrovato!

In questo bilancio del primo mese so che manco io. Gli amici veri me lo hanno chiesto: “Sì ma tu come stai? Cosa fai? Come ti senti?” Io navigo in apnea, questa è la realtà, mi concentro sui bambini e non mi faccio domande, non mi guardo dentro e soprattutto non corro… Ho persino fatto le lasagne e stirato con passione. Tutto pur di non fermarmi a chiedermi come va, cosa posso fare per me.
C’è un abisso tra quello che ho dentro di me e quello che riesco a dire, raccontare, trasmettere. Mi rendo conto che la mia new life nei racconti che faccio a parenti e amici o quella che posto sui social sembra fantastica. E non posso dire che non lo sia, ma c’è una dimensione intima e privata che non va dimenticata e che devo ritrovare. Lo dico ad alta voce per non dimenticarmelo, lo scrivo perché sia una promessa, qualcosa che devo a me stessa.

Istanbul

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3 pensieri su “Il nostro primo mese a Istanbul

  1. Antonella Fantuzzi ha detto:

    Comunque è un incanto seguire la passione, la carica, la speranza che mettete nella vostra vita. Sono sempre stata una fan di Emma e della sua famiglia

  2. Elisa ha detto:

    Sei fantastica! Pochi istanti insieme sono bastati per sentire quanto è grande la tua anima e potente l’energia che la fa vibrare! Emma ce la farà ma ha bisogno che tu ci sia davvero, sempre i figli hanno bisogno di mamme che ci siano davvero! Ricomincia a respirare, smetti di fotografare, entra nella tua nuova vita davvero e non dimenticarti mai un attimo di te o… rischi di perderti per sempre !
    Un mega abbraccio dalla piccola runners Elisa

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