Back to school

Pensavo di aver chiuso con i primi giorni di scuola e invece eccomi qua di nuovo. Nessun nuovo arrivo in famiglia, solo una nuova città e un nuovo inizio per i miei ragazzi. Siamo andati nella nuova scuola tre volte per vederla, per l’iscrizione, per l’open day, ma oggi era Il Giorno. I ragazzi non sembravano particolarmente emozionati stamattina, si sono addormentati in macchina hanno chiacchierato e abbiamo trascorso il tempo del viaggio in allegria. Solo Emma era particolarmente loquace, e credo fosse un modo per esorcizzare la tensione. Siamo arrivati nel cortile della scuola in largo anticipo, i bambini si sono guardati intorno, Emma è partita di corsa incontro a qualcuno che conosceva, la prima del trio come al solito. Abbiamo salutato le maestre che conoscevamo e scambiato due chiacchiere, mano a mano sono arrivati gli altri bambini. C’era un gruppetto che sembrava particolarmente affiatato, ma non avevo idea di che anno fosse. Li studiavo, incrociavo sguardi, scambiavo sorrisi… che bellezza vedere persone di diverse nazionalità, di differenti culture nel cortile della scuola scambiarsi strette di mano o timidi sorrisi! La diversità come una cosa normale, la differenza come risorsa… se anche solo imparassero questo i miei figli ne sarei felice.

La maestra Anja ha chiamato il gruppetto di bambini affiatato e li ha presentati a Emma: erano i suoi nuovi compagni di classe. Con sorrisi radiosi si sono presentati uno per uno nel loro perfetto inglese, mi è sembrato fantastico, ma Emma si è girata a guardarmi ha affondato il suo viso nella mia pancia, apparentemente timida. Poi ha alzato lo sguardo con gli occhi luccicanti di lacrime e con la voce rotta dall’emozione mi ha detto: “Mamma, ma io non parlo inglese, non posso parlare con loro!” Stavo per crollare, ma non era il momento! Ho rimandato indietro il magone e le ho detto quello che le ripeto da settimane: “Imparerai, Emma, ti insegneranno loro a parlare inglese, vi capirete prima con i sorrisi e con gli occhi, poi con i gesti e poche parole, poi imparerai anche tu come hai imparato tutto il resto! Ce la farai, Emma, credi alla mamma, ne sono sicura!” Ha mandato giù il groppone in gola anche lei e si è girata di nuovo verso di loro, ha ritrovato i loro sorrisi ed è ripartita in giro per il cortile. Quando abbiamo scattato delle foto di gruppo qualche minuto dopo, Emma era già appesa al collo di una compagna, il che mi è parso comunque un buon segnale.

Ho colto qualche sguardo interrogativo, una bambina appena Emma si è avvicinata al gruppetto ha cercato di allontanarsi, non credo con cattiveria, ma certo per imbarazzo e con molte domande nel cuore. Cercavano di non farsi notare, ma a me non sono sfuggiti e d’altra parte capisco che Emma è una bambina che colpisce e forse in qualche modo impaurisce. Ho scambiato due parole con la maestra Nora, mi ha rassicurato dicendomi: “Credo che per loro la diversità di Emma stia nel non parlare inglese, nothing else!” Si credo anche io…

Come al solito ho perso di vista Cesare e Giulia e i loro bisogni e preoccupazioni, ma spero che mi perdoneranno… d’altra parte la stessa Giulia sembrava concentrata su Emma, continuava ad abbracciarmi e a dirmi: “Mamma diglielo alle maestre che se hanno bisogno per Emma, mi chiamino!” Tesoro mio, il tuo zaino è pesante quanto il suo, colmo di amore e di preoccupazione per tua sorella.

Cesare si stropicciava gli occhi, giocava con le spalline dello zaino e si guardava in giro. Le sue lentiggini e la sua faccia simpatica, attiravano l’attenzione di molti. Mi ha chiesto più volte “Quali sono i mie compagni?” ma io non riuscivo a individuarli quanto lui. Poi Anja ci è di nuovo venuta in soccorso e ha presentato un gruppetto di ragazzi a Cesare: erano loro, tutti maschi! Le sue fidanzate milanesi potevano dormire sonni tranquilli, Cesare era in buone mani, una squadra di calcio pronta a giocare con lui.

Il vocione di uno dei professori ha chiesto di mettersi in fila, era arrivato il momento! I ragazzi si sono divisi per classe e si sono allineati ognuno davanti al proprio insegnate, il preside ha detto due parole di benvenuto ed tutti erano pronti ad andare. Emma mi ha chiamato e tutta agitata mi ha chiesto: “Mamma, ma quali sono le regole? Mamma, non hanno detto le regole?” Mi è scappato da ridere. Lei mi ha guardato con la faccia seria, la bocca all’ingiù pensando che la stessi prendendo in giro. Gli ho preso il musino tra le mani e l’ho rassicurata: “Emma non ci sono regole, devi solo andare, imparare tante cose e cercare di divertirti! Se c’è qualcosa che devi sapere la maestra ce lo dirà. Stai serena!”

Come tutti i precedenti primi giorni di scuola mi sarei voluta infilare nelle loro classe o stare appollaiata nel davanzale delle loro finestre a guardarli per tutto il giorno, invece li ho dovuti salutare, li ho abbracciati, ho schioccato un bacio sulla guancia per uno e li ho guardati entrare a scuola.

Fiato sospeso per 8 ore ed eccomi qui sotto il portone di casa in attesa del pulmino che me li riporta. Ansiosa di abbracciarli stretto e di sentire i loro racconti.

Compagni di scuola

Annunci

2 pensieri su “Back to school

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...