Allo specchio disegno di Burabacio dal Blog Mammadiludovica

Allo specchio

Nel primo post che annunciava l’uscita del mio libro “Lo zaino di Emma” ho scritto: “Ora la palla passa a voi, perché un libro è un libro solo se qualcuno ci si specchia dentro.”

E ci credevo! Come quando ho scritto che “Emma, come tutti i miei figli, mi offre ogni giorno uno specchio in cui guardarmi” nelle prime pagine del libro. Sì perché la vita è tutto un gioco di specchi e di riflessi, di rimandi continui dagli altri di sé ed è questa la meraviglia dei rapporti umani che si alimentano vicendevolmente a suon di sguardi, di pupille dentro pupille e di parole condivise.

Nella teoria sapevo che non sarebbe finito tutto nel momento in cui il libro andava in stampa o usciva in libreria, ma non pensavo che invece tutto iniziasse proprio quel giorno lì. “La scrittura non è solo la rotaia che fa correre il treno della memoria e di quello che è stata la propria vita. Perché sul treno poi sale gente e dentro i vagoni ci si sorprende di altre storie, di eventi che non ci si aspettava ma che entrano a far parte, a torto o a ragione, di quel viaggio. E allora scrivere non è mai solo raccontarsi, ma lasciare che le storie ti vengano a trovare e si mescolino con quello che hai vissuto”… e lo dice Cotroneo, uno che ha scritto un libro meraviglioso sulla scrittura.

Ed è andata proprio così, il libro è diventato un libro dal momento in cui le persone hanno cominciato a leggerlo a specchiarsi dentro, e hanno sentito il bisogno di scrivermi, di chiamarmi, di mandarmi un messaggio o di scrivere un post. Come se fossi salita in cima ad una montagna e nella mia solitudini avessi urlato: “ehi c’è nessuno?” e un coro di echi si fosse sollevato, a dire: “ci sono anche io”, “anche io”, “pure io”… Le voci sono tante, tutte diverse: mamme, papà, sorelle… Mamme di bambini, ragazzi o adulti con la sindrome di down, sorelle di ragazzi con la sindrome, o papà che si sono specchiati in qualche brano del libro o in qualche riflessione. Ma mi hanno scritto anche solo mamme, anche solo sorelle, ognuno con il suo vissuto e la sua storia da raccontare e condividere, con un pezzo di vita in mano da regalarmi. Come se aver aperto la porta della parte più intima di me, fosse un dono da contraccambiare.

Tutto questo ha la forza di un’energia straordinaria, la forza della condivisione, la forza del dono e la forza della gratitudine. Un’onda in un mare che si increspa, si fa schiuma, arriva a riva, e infine si frange e si restituisce al mare.

Grazie!

PS: Grazie a Ilde per avermi concesso l’uso dello splendido disegno di Burabacio di “Emma che mi porge uno specchio” e per il post che ha scritto per il suo blog Mammadiludovica.

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