Notte di nostalgia in casa Inter

Ieri sera si è chiusa un’epoca. Con la festa di addio al calcio e addio all’Inter di Javier, Cuchu, Wally e Diego si chiude un cerchio che ha cominciato a chiudersi la notte del Triplete. Quella notte se ne andò Mourinho, se ne andò Francesco, l’anno dopo se ne andò Marco e l’anno dopo ancora Ivan. Dopo dopo tanti anni insieme, dopo tante vittorie, dopo tanta passione condivisa, si volta pagina. Questa volta in modo diverso, questa volta per davvero e per sempre. Quest’anno ha passato la mano anche il Presidente, il padre di questa grande famiglia. Anche lui c’era ieri sera a salutare quattro dei suoi “figli” nella sera del suo compleanno, con la discrezione, la riservatezza, ma anche la passione di sempre.

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E ieri c’era tutta l’amore di una festa di famiglia — quale l’Inter è stata — bambini inclusi, felici e scatenati, ignari che quella serata era la fine di qualcosa. Per loro era solo una festa, una delle tante bellissime feste che abbiamo fatto in questi anni.
C’era però anche la nostalgia e la commozione che accompagnano gli addii. I video commemorativi che abbiamo guardato insieme hanno fatto venire gli occhi lucidi a tutti, le parole dei video messaggi che amici e parenti lontani hanno voluto inviare per l’occasione hanno fatto rigare i visi di lacrime. Tanti sentimenti hanno fatto da sfondo a una serata piena di sorrisi, di musica, di canzoni e di balli scatenati. E poi lei, la coppa, in mezzo al campo illuminata nel buio della notte a ricordarci il momento che avevamo condiviso e che ci aveva unito ancora di più, se era possibile farlo, mettendo un sigillo indimenticabile alla nostra stima al nostro affetto e alla nostra amicizia.

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E proprio come la mattina dopo l’impresa di Madrid, quando alle 7 di mattina i ragazzi arrivarono a San Siro a mostrare la coppa a tutti i tifosi che li aspettavano per festeggiare con loro, così ieri sera non riuscivamo a lasciare quel campo e quello stadio vuoti e tantomeno quella coppa. E come quella notte i bambini hanno corso nel campo, mai stanchi, liberi felici e spensierati. Nel vuoto, nel silenzio dello stadio solo uno striscione di addio della curva, le nostre voci e i timidi flash dei nostri telefonini. Altre foto come quella notte, foto di gruppo, foto di famiglia, foto dei bambini. Lasciarla andare è stato difficile per tutti, ancora un bacio, ancora una foto, ancora una. Come se staccarsi da lei fosse il simbolo di quanto difficile sia lasciare l’Inter, lasciare gli amici e tutto ciò che hanno significato in questi anni. Li ho abbracciati uno per uno, ho abbracciato i campioni ma soprattutto gli amici, ho stretto le loro grandi donne, mogli e madri fantastiche, ho posato l’ultimo sguardo su tutti i nostri bambini e ho messo l’ultimo sigillo all’album dei ricordi  con il cuore pieno di gioia per quello che abbia vissuto qui, e che nessuno potrà mai cancellare.
Io e Giulia abbiamo chiuso la serata con un selfie sul Prato di San Siro. Lo desidero da sempre di sdraiarmi su quell’erba con l’urgenza di un bambino che non capisce perché non si può fare. Giulia mi ha guardato negli occhi con l’aria da bambina che vuole fare una cosa bella, ma non osa perché pensa che la mamma le dirà di no e mi ha detto: “Mamma, ci sdraiamo per terra e guardiamo le stelle?”  “Ma sì… quando ci ricapita!”
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