Il tempo della vita

Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non darà segno della sua velocità: scorrerà in silenzio, non si allungherà per editto di Re o favore di popolo; correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste. Che avverrà? tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi aver tempo. (Seneca)

La morte ferma tutto. Ci fa fermare anche se pensavamo di non avere il tempo o modo di farlo. Non ne abbiamo mai e in verità ne abbiamo sempre.

La morte ci inchioda lì alla vita, a osservare inutili e inadeguati quella di chi resta ed è sopraffatto dal dolore. Non c’è nulla da dire e nemmeno nulla da fare per alleviarlo e per rimediare alla mancanza. Ognuno farà i conti con il suo di dolore e sarà irrimediabilmente immerso nella sua solitudine. Ognuno troverà il proprio modo di convivere con l’assenza. Lo troverà.

La morte ci inchioda lì alla vita a fare i conti con la rabbia. Perché non c’è senso nella morte di una mamma. Le mamme non possono morire. Le mamme devono crescere i propri figli, devono accompagnarli e farsi da parte quando sono grandi. Le mamme devono poterli guardare prendere il volo. Perché se mi paralizzo davanti al dolore di chi rimane, mi azzanna allo stomaco la rabbia e il senso di ingiustizia per chi non è più qui a vivere la sua vita e a vedere crescere i suoi figli.

La morte ci inchioda lì alla vita, a guardare la nostra vita, a chiederci dove siamo e chi siamo e che ne sarà di noi. Perché la verità è che ogni morte ci fa fare i conti con la nostra presunta morte. Ogni morte ci fa fare i conti con la paura. Ogni morte ci fa fare i conti con la nostra attuale vita, con le futilità in cui la sprechiamo, e con le cose inutili che rincorriamo, e ci chiarisce le idee su cosa davvero conta per noi, su cosa vogliamo, su chi amiamo, una lente d’ingrandimento sulla vita vera. Il più delle volte lo scordiamo dopo una settimana, indaffarati e distratti, perdiamo il punto di vista, l’unico e solo che dovremmo preservare, quello che ci fa vedere il vero senso della vita. Almeno finché un’altra malattia o un’altra morte torna a metterci davanti allo specchio a leggerci nell’anima.

Chi ha la fortuna di credere, troverà consolazione e vedrà la luce di una vita nuova. A me rimane solo la rabbia e la paura. Mi tengo stretta quella lente d’ingrandimento e cerco di non perdermela un’altra volta: viviamo con rispetto la nostra vita, guardiamo negli occhi chi amiamo e godiamo di quello che abbiamo con gratitudine.

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