A lezione da Emma

1425529_10202350304787873_771126860_n“Vorrei che tu rimanessi sempre piccola! Non crescere, Emma…”
Te lo dico spesso, a bassa voce, intendiamoci! Te lo dico nella mia testa, quando ti guardo dormire, quando ti abbraccio, malinconica, e non ti lascio andare perché non voglio che tu mi veda gli occhi lucidi. Occhi lucidi che ormai dicono qualche cosa anche a te. Non riesco più a proteggerti girandoci intorno, a dirti che mi è andato qualcosa negli occhi, non più, tu mi guardi dritto, mi sposti il viso con la tua manina finché non riesci a puntarei tuoi occhi nei miei e mi dici: “Mamma, perché tu triste?” Allora evito, e ti tengo stretta finche non passa. Perché non ti posso rispondere, Emma, ai bambini non si dicono le bugie.
Ti imploro di non crescere e di rimanere bambina, allegra e spensierata, quale sei, perché in fondo nei tuoi otto anni non c’è davvero nulla che non vada, c’è solo la mia paura che non duri, c’è solo la mia rabbia a cui non do voce. E forse c’è un po’ troppo poca fiducia verso quello che saprai, che farai, che dirai, che sarai… e mentre lo dico, mi viene un groppo in gola.
Per fortuna in giorni di festa come questi mi dai lezioni. Sì, perché sono io che devo venire a scuola da te. Ti ho per casa tutto il giorno e ti vedo muovere nella quotidianità di piccola donna di 8 anni, serena e sicura, ti vedo dare il meglio senza la fretta e la performance della quotidianità, senza i ritmi frenetici che la nostra vita e la nostra famiglia ti impongono.
In questi giorni ti ho visto leggere le tue carte mentre giocavamo ad un gioco di società, pensavo che ti servisse l’aiuto di uno di noi e invece te la sei cavata alla grande da sola.
Uno a zero per te.
Ti ho visto scrivere frasi e leggere libricini, ti ho visto svolgere compiti delle vacanze con sicurezza. Se poi penso a stamattina, mi viene ancora da sorridere! Mentre ti infilavo i collant con fare un po’ impacciato, mi hai detto “Lascia mamma, faccio io, io ho un modo!” e mi hai insegnato il tuo metodo di infilare i collant. A me! Due a zero per te.
Oppure stasera a cena che mi hai servito un congiuntivo per dessert: “Vorrei che Babbo Natale dormisse a casa mia, con tanti tanti regali!”. Sarà che non mi piacciono i dolci, ma questo mi stava per andare di traverso. Tre a zero per te.
Per non parlare di quando mentre scartavi uno dei regali di Natale mi hai puntato il dito in faccia e mi hai detto: “Mamma, ma questo no Babbo Natale!” E con tono di rimprovero: “Mammaaaaaaa, sei stata tu! Mamma, conosco questa carta!” Accidenti, la carta, mi son fatta stanare come una principiante. Quattro a zero per te, e io al tappeto! Nemmeno tuo fratello Cesare se n’è accorto!
E al solo fare questo pensiero mi si chiude lo stomaco per il senso di colpa, perché in quel pensiero apparentemente innocuo c’è dentro un bel po’ di mancanza di fiducia nelle tue possibilità e nelle tue capacità. Mancanza di fiducia di cui è pregno anche il mio desiderio di non lasciarti crescere e diventare grande. Mancanza di fiducia di cui non potrò nemmeno mai chiederti scusa, se non in silenzio, nel segreto dei miei rimorsi e dei miei dolori.
Tanto tu, Emma, delle mie paure e del mio desiderio di frenare te ne fai giustamente un baffo, come tutti i figli peraltro, com’è giusto che sia, perché la vita va fatta scorrere e tu cresci, eccome se cresci, e riesci a lasciarmi sempre di stucco e a insegnarmi qualcosa.
Vai dritta perla tua strada, leggera più che puoi alla faccia dello zainetto che ti porti appresso, mentre io rimango lì appesantita a guardare, con la mia zavorra di paure, di rabbia, di colpa, di solitudine, ma anche con la gratitudine che si prova davanti alla meraviglia e allo stupore, un vuoto di grazia in attesa di quello che ancora devo sapere di te.

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4 pensieri su “A lezione da Emma

  1. Giulia ha detto:

    Ho letto questo e altri tuoi articoli..rispondo qui quello che mi viene da dirti.
    Sono “capitata” sulle tue pagine perché una giovane donna che ho conosciuto qualche anno fa, ha pubblicato ” le 10 cose da non dire ad una mamma di un bambino con sindrome di down”, in seguito alla nascita del suo secondo figlio..nato down.
    Anche per lei una “doccia fredda”, uso le sue parole, perché la scoperta è avvenuta al momento della nascita.
    Quello che ho pensato, quando mi ha detto che sono momenti difficili, che piange spesso, e che nel suo immaginario voleva solo dare un fratellino al suo primogenito, per giocare e crescere insieme, é stato questo: cresceranno e giocheranno insieme! Perché lo faranno, come succede tra fratelli.
    Le difficoltà non si possono nascondere, eludere, ma una vita fatta di giochi, capricci, sconfitte, stanchezza, sfiducia,fiducia, sorrisi, gioia, litigi..ci sarà!
    Leggo le tue parole, i tuoi racconti di vita, e sono quelli di una madre e una figlia, che sia Emma, Giulia, o Cesare, sono racconti di una madre e il proprio bambino..
    Caratteri diversi, problemi diversi, lezioni che impariamo da loro, messaggi che speriamo di riuscire a insegnare loro.. Cosa c’è di così diverso?
    Leggevo del tuo sentirti inadeguata, e me lo potevo cucire addosso anch’io come un vestito perfetto, calzato tante di quelle volte che ormai non faccio più fatica né a metterlo, né a toglierlo..
    E quando racconti dell’acqua che versavi tu invece che aspettare che lo facesse Emma, per il poco tempo e il pensiero di dover stare ad asciugare il contenuto del bicchiere che si sarebbe rovesciato…beh, quante volte l’ho fatto io, e ancora lo faccio?
    Tante…e tolgo la possibilità a quel piccolo ometto di fare un passetto in più verso l’autonomia. Ma accetto, almeno, di avere l’onestá di accorgermene e la volontà di modificare il mio atteggiamento.

    Sono storie bellissime perché uniche e allo stesso tempo universali, di madri e figli, delle difficoltà, dei sensi di colpa a lungo celati, delle rivincite, delle conquiste e degli zaini pesanti che qualcuno deve portarsi dietro..

    Grazie di aver condiviso quello vivi.
    Giulia

    • pointsofview ha detto:

      Grazie di cuore, Giulia, per le tue parole.
      Sì credo che in fondo io sti aparlando di esser emamma, non di essere mamma “speciale”, così come sto parlando di filgi e non di figli handicappati, così come sto parlando di vita e non di una vita “diversa”…
      Come dice uno dei ragazzi nel video del Coordown “Dear Future Mom”: M anon è così per tutte le mamme?

      • Giulia ha detto:

        Sì, hai detto bene.
        É un po’ come quando pensi di avere un figlio ingestibile, una peste, che non ascolta, é terribile, testardo e chi più ne ha ne metta.. E poi, all’improvviso, parli con una, due, tre, cinque, dieci mamme che ti dicono la stessa cosa..
        E quell’alieno che pensi di avere in casa diventa più “normale” di quello che potevi immaginare, e cominci a sentirti una mamma come le altre più che una mamma che ha sbagliato qualcosa..
        Poi, come dicevo, i problemi saranno sempre e comunque ostali da superare, e certamente se la salute é dalla loro parte é un magnifico vantaggio da non dare per scontato.
        Ti seguirò molto volentieri ora che ti ho scoperta!!
        Giulia

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