Una giornata di scuola “qualsiasi”… o forse no!

Io oggi sono una mamma felice!

Emma è uscita da scuola con il muso… nascosta dietro la maestra che doveva raccontarmi qualcosa di brutto. Lo capisco subito dalla sua faccia. “Ha fatto una cosa brutta?” Chiedo…

“Eh sì! Su Emma racconta alla mamma…” Ammutinamento!

“Emma, dai devi raccontare anche una cosa belle Emma”, la incoraggia la maestra. Ma non c’è verso.

“Coraggio Emma, ora non si può tornare indietro, quindi è inutile ma raccontalo alla mamma.”

Capisco che non c’è verso e le dico mentre la abbraccio: “Vuoi raccontarmelo dopo?” “Sì dopo a casa!” Risponde lei.

La lascio stare, recupero Cesare e mi avvio alla macchina… Le propongo di sedersi davanti e lei felice accetta. Mentre guido le chiedo ancora di raccontarmi.

“Io tagliato capelli!”

“Ti sei tagliata i capelli????”

“Sì mamma, frangia!”

“E perché Emma, tu no molletta io fastidio”

E che diamine, ha ragione! Io non le ho messo la molletta stamattina e il ciuffo sulla faccia le dava fastidio!

Gli occhioni le si riempiono di lacrime, ma non dice una parola. Come al solito il suo è un pianto silenzioso.

“Perché piangi Emma?”

“Tu arrabbiata!”

“Emma, tu prometti di non farlo più, io prometto di non arrabbiarmi, ok?” e tra me e me prometto anche di metterti tutti i giorni le mollette!!!

“Ok, Mamma!”

Ora asciugati le lacrime e raccontami la cosa bella.

“Avviso sul diario, Mamma!” OK appena arriviamo a casa guarderò il diario, ma Cesare mi precede ed ha già aperto il diario di Emma nella pagina di oggi. Dice: LETTURA 10 e lode.

Lei mi guarda orgogliosa e ripete: “Llletura, dieci lode”.

Il suo sorriso e il suo sguardo fiero mi scaldano il cuore, ma appena arriviamo a casa la siedo al computer con me apro un file di word e scrivo. Non che non mi fidi delle maestre, non che non creda in lei, ma avevo voglia di godermi questo momento che aspettavo da un anno. Avevo smesso di provare a farle leggere, di provare come andava, la mia ansia da prestazione, il dolore nel vederla faticare mi aveva fatto smettere di insistere. Ho pensato: le maestre, la logopedista loro sanno come fare, io passo e aspetto.

Ho scritto “Libro”. Lei mi guarda. “No mamma cosi!!!”

Già. Ho riscritto “LIBRO”. E lei scandisce ogni singola lettera L-I-B-R-O, scandisce ogni sillaba LI-BRO, poi dice IL poi dice ORB… La guardo e le dico: “Prova di nuovo!” e tengo il dito sulle sillabe prima una e poi l’altra e lei mi segue… LIIIIIIBRO! Poi stacca gli occhi dal pc e mi guarda e mi dice LIBRO! E sorride orgogliosa… Oh, tesoro mio!

Un’altra Emma: MARE. “MA-RE. Mamma, MARE!”

Un’altra Emma: REMO. “ER-MO. RE-MO. REMO!”

Un’altra Emma: PALLA. “PA LLA. PALLA, mamma!”

Un’altra… “No mamma, basta!”

L’ultima, Emma, per favore: “TAVOLO. TA-VO-LO! TAVOLO!”

Ne voglio un’altra, l’ultima davvero promesso: “BICI. BI-CI. Bicicletta, Mamma!” Eheheheh!

“Bravissima Emma, dammi un cinque!” Lei batte e se ne va a giocare con Cece, mentre io rimango rimbambita davanti a quella pagina di Word, con gli occhi gonfi di lacrime, ma sto in silenzio come prima ha fatto lei. Noi piangiamo così.

Emma legge, Emma va’ alla grande e oggi è una giornata speciale per lei, per me, per noi!

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