Paolo Orlandoni. Campione silenzioso, campione con il sorriso.

301736_3937436243240_1104586418_nHo scritto questi pensieri settimana scorsa dopo che mi aveva preso il magone a vederti in mezzo al campo con Ivan che ti portava a salutare i tifosi alla fine del derby, ma poi non ho avuto il coraggio di postarle, perché so che ti saresti arrabbiato, per te le donne non devono parlare di calcio soprattutto le mogli dei giocatori. Ma oggi, a riflettori spenti, rischio la tua arrabbiatura… in fondo non parlo di calcio, ma parlo di te.

Ricordo quando ti ho conosciuto, ti presentarono dicendo che giocavi a calcio, come se dovesse essere un punto a favore, io ti snobbai considerando la cosa come un deterrente. Il pregiudizio era quello di molti: calcio era uguale a donne, soldi e pallone. Con te ho imparato che calcio è piuttosto famiglia, sacrificio e passione. Mondi lontani quello dell’arte e della cultura e quello del pallone, ma insieme li abbiamo avvicinati se non fusi, a volte ci siamo pure scambiati i ruoli tu alle mostre e in mezzo ai libri anche senza di me e io allo stadio coinvolta come una tifosa da curva che cercavo di darmi un contegno perché tu non ti arrabbiassi.

Ho pochi ricordi, ma indelebili di questi anni di calcio giocato: il giorno in cui la Reggina ha vinto il campionato di serie B a Torino e nonostante l’invasione di campo ci siamo trovati tra la folla e baciati felici, la tua prima in serie A sempre a Torino con la Juventus e il solito Pippo Inzaghi che ti segnò, ricordo la prima passerella a San Siro con i tuoi i figli e i figli dei tuoi compagni dopo il primo campionato vinto. Ricordo un Inter Genoa in cui hai giocato davanti ai tuoi bambini emozionati ed entusiasti di vederti finalmente in campo, quegli stessi bambini a cui hai sempre spiegato il valore del tuo ruolo con serenità, pazienza e equilibrio anche quando le loro domande erano incalzanti e crudeli, anche quando protestavano perché nell’album Panini di quest’anno la tua foto non c’era. Ricordo l’emozione di vederti con la fascia di capitano anche se in un’amichevole estiva con il Galatasaray, ricordo il debutto in Champions League contro il Werder Brema. Ricordo la finale di Madrid e i nostri figli e i figli dei nostri amici che correvano avanti e indietro da una porta all’altra felici, li ricordo in viaggio, li ricordo nell’hotel prima della partita, li ricordo lì nello stadio Bernabeu che si rotolavano a centro campo fra le stelle filanti dorate, la tua faccia incredula e il bacio a centro campo con Emma sulle spalle.

Ma l’album dei ricordi è fatto più che altro di persone, perché tu sei un uomo che di amicizie ne ha seminate e coltivate tante. Ti sei fatto amare da tifosi, società, compagni, avversari e allenatori. Tutti ti cercano, tutti ti scrivono, tutti hanno parole private per te: un consiglio, una serata in compagnia, un “grazie” di aver condiviso un pezzo di strada insieme, un addio, meglio un arrivederci… Ci sono campioni che nella loro serata hanno avuto un pensiero per te e ti hanno trascinano sotto la curva a salutare i tifosi nel giorno della loro ultima presenza da giocatori a San Siro, ma tu ti sei schernito e hai timidamente salutato. Ci sono capitani che ti riservano parole di saluto e rimpianto nelle interviste, amici e compagni che ti hanno regalato una maglia con parole di stima e affetto sincero in segno di saluto.

Ho sempre ammirato la tua serietà e professionalità, la tua determinazione e la tua sicurezza, il tuo sorriso e la tua spontaneità. Non ti ho visto mai chiedere un permesso, saltare un allenamento, arrivare in ritardo, solo quando nacque Emma e fummo travolti dal ciclone, il Piacenza ti concesse due giorni per starci vicino. Per te non è mai stato solo un lavoro, ma uno stile di vita. Hai insegnato ai nostri figli il valore del contare senza essere protagonisti, il valore di essere dei professionisti seri e appassionati e io di questo ti sarò grata per sempre.

Questo è Paolo, un campione silenzioso, senza bisogno di onori pubblici. E lo dico con tutto il rispetto per gli onori riservati ai grandissimi campioni che in questi giorni hanno salutato il calcio con i giusti festeggiamenti. Questo è Paolo, un uomo, un padre, un professionista, un grande amore per il pallone e per il campo, mai una parola di troppo, mai alzato la voce, mai chiesto nulla. Campione silenzioso, campione dietro le quinte, campione con il sorriso.

Hai avuto quello che hai avuto, forse un pizzico di fortuna ti avrebbe permesso più primi piani, ma non è per i primi piani che hai fatto questo mestiere, ma per la passione per il pallone: le passioni ti travolgono, le passioni non si domano! Hai vinto tutto o quasi con la squadra in cui sei cresciuto, con la squadra che ti ha fatto diventare un calciatore professionista e che ti ha rivoluto con sé per le sue ultime 7 stagioni. Con te ho imparato che l’Inter non era una squadra di calcio, un lavoro, ma una famiglia.

Ieri non hai scritto la parola fine, hai altri sogni nel cassetto e io so che li realizzerai, perché anche per quei sogni ti sei preparato e ti preparerai con la stessa professionalità e passione con cui ti sei preparato a diventare calciatore. E allora buona vita Paolo, e come si dice alla fine di un anno “buona fine e buon inizio”, i tuoi bambini e io ti saremo vicino anche in questo nuovo sogno, in questo nuovo progetto, in questo nuovo pezzo di strada che ti appresti a percorrere.

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4 pensieri su “Paolo Orlandoni. Campione silenzioso, campione con il sorriso.

  1. Alessandra Granata ha detto:

    Mi hai commossa Marti… una frase sopra tutte ” Hai insegnato ai nostri figli il valore del contare senza essere protagonisti” … di un’umiltà come poche ce ne sono oggi!! Io non sono una tifosa, mai troppo amato il calcio pensando che mettesse in panchina gli altri sport, ma quella del tuo campione è tutta un’altra storia!! Grazie per avercela raccontata… digli di non arrabbiarsi… ne valeva davvero la pena, ora avrà una tifosa in più! 😉

  2. Antonino ha detto:

    Da sempre tifosissimo dell’Inter (una gioventù’ passata in curva in anni ahimè non tanto felici per il club) non avevo mai avuto la possibilità di frequentare un calciatore della nostra rosa. Non mi importava d’altronde, per me contava solo la maglia e non chi la
    Indossava.
    Oggi curiosando in rete mi son messo a cercare notizie su di lui ed ho letto questa bellissima lettera di Martina.
    Ed ho pensato di scrivere un commento. Perché Paolo e’ per me davvero un grande e nutro un bellissimo ricordo.
    Conobbi Paolo per lavoro. Tramite un passaparola ebbe il mio nominativo come legale esperto in urbanistica e diritto immobiliare.
    Lo aiutai in relazione ad una compravendita ed ebbi la fortuna di conoscere un uomo simpatico, semplice ed onesto (anche troppo visti i motivi per cui ci conoscemmo).
    Ricordo ancora quando mi regalo’ la sua maglia: si scusò per non avermene portata una di un collega più famoso ed io gli risposi che mi importava avere la sua, non quella di campioni che chi li aveva conosciuti!
    Non ci siamo più rivisti (ho distrutto il cellulare col suo numero!!) ma la sua maglia e’ sempre appesa alla mia parete.
    22 Orlandoni.
    Uno di noi.

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