Primo giorno di scuola

Emma, com’è che tu mi stupisci sempre?
Com’è che le mamme hanno sempre da imparare dai propri figli?
Non sono forse io che dovrei insegnarti a stare al mondo?
Non sono forse io che dovrei darti il coraggio di affrontare le cose nuove, che dovrei sostenerti nelle nuove sfide, che dovrei aiutarti a controllare l’emozione, che dovrei darti gli strumenti per superare la paura di ciò che non conosci? Forse dovrei…. Ma di fatto sei tu, Emma, che ieri mi hai presa per mano e accompagnato in questo giorno così importante per la tua vita.

Ero fuori di me, completamente paralizzata dall’emozione e dalla paura di quello che sarà, non tanto il primo giorno di scuola ma tutto il tuo percorso scolastico. Mentre ti intrecciavo i capelli ero pronta a versare tutte le mie lacrime, ma ho trattenuto tutto, ho messo il broncio e ho trasformato tutta la mia tensione in crampi allo stomaco e rabbia verso tutti quelli che si mettevano tra me e te: la nonna che ti allacciava il grembiulino al posto mio, il papà a cui davi la manina lungo la strada invece di darla a me, gli specialisti che ti avevano sdoganata per andare a scuola a 6 anni!!! Ma non potevamo tenerti alla materna ancora un anno? Non ero pronta Emma, non lo sono, ma tu sì, indubbiamente sì.

Tu ti sei goduta ogni momento: dai preparativi del mattino, alla strada che abbiamo percorso con tutto il seguito di fratelli, nonna e zii che ti accompagnavano, dai saluti con i vecchi compagni nel cortile della scuola alle confidenze in privato con un amico speciale a cui hai descritto nel dettaglio il contenuto della tua cartella, dalla chiacchierata con l’insegnate di religione per spiegargli che tu da oggi avresti avuto il grembiulino blu al bacio a tutti i maestri specialisti che non vedevi da un anno. Appena la direttrice ha preso il microfono hai corso per raggiungere la prima fila e goderti la cerimonia d’inizio anno in prima fila, ti ho raggiunto per prenderti per mano e starti vicino, ma tu non ne avevi bisogno, tu non ti nascondevi tra le gambe di mamma come tanti piccini, tu eri lì impaziente ad aspettare il momento di andare in scena! Mi hai permesso di prenderti in braccio solo perché non ci vedevi quando un genitore si è messo davanti a te e l’unico pensiero negativo che ti ho letto in faccia è quando hai temuto che non venisse mai il tuo turno… dopo le seconde, le terze e le quarte e ancora la prima A… sembrava non venisse mai il tuo momento. Poi però hai guardato senza imbarazzo la direttrice e le hai detto: “E io?”  E lei, disarmata, ha persino fatto un cambio programma ed ha chiamato la 1 C prima della 1 B!!!

Hai dovuto aspettare un bel po’ di compagni, prima che fosse il tuo turno e poi finalmente ti hanno chiamato il tuo nome, la Giulia di quinta C ti ha donato una girandola porta fortuna, hai salito le scale e ti sei messa in posizione per la foto di gruppo. La mia tensione si stava allentando piano piano e il sorriso mi è tornato quando, mentre un compagno abbassava lo sguardo intimidito, uno salutava la mamma, uno guardava la sua girandola, all’improvviso tu alzavi la testi e vedevi la tua maestra Chiara affacciata al balcone delle materne che ti guardava da lontano e con un sorriso radioso la chiamavi forte e la salutavi con la manina come a dirle, orgogliosa: “guardami sono diventata grande vado alle elementari!!!”

Quando la direttrice vi ha detto potete andare in classe, ha suggerito a noi mamme di accompagnarvi. E così tutti si sono avviati bimbi e mamme, ma io arrancavo per seguirti perché tu come se fossi una veterana sei andata da sola per le scale con passo deciso e nonostante abbia cercato di raggiungerti facendo lo slalom tra genitori e bambini, mi hai seminata e ti ho trovata già in classe seduta al tuo banchetto. Ero io che avevo bisogno di accompagnarti in classe, non tu che avevi bisogno che io lo facessi.

Hai cominciato a parlare con il tuo compagno di fianco e la tua compagna dietro come se fossero i tuoi compagni di sempre, con Martina infatti hai condiviso tre anni di materna, ma il tuo compagno di banco Matteo è nuovo ed era anche un po’ perplesso per la tua natura estroversa e per il tuo linguaggio incerto. Imparerà a conoscerti!

Noi genitori eravamo lì imbambolati a sentire le istruzioni della maestra su materiale didattico e orario scolastico e non eravamo per niente desiderosi di lasciare quell’aula. Se avessi potuto sarei stata appollaiata lì sopra il davanzale della finestra a osservarvi tutto il giorno, ma tu mi hai guardato e mi hai detto con tono perentorio: “mamma – adesso – voi – tutti via – noi – qui da soli!”

Concetto chiaro Emma! Non c’è dubbio che tu sia pronta e che devo adeguarmi ad esserlo anche io… Il “meglio deve ancora venire” senza dubbio, ma tu ci sei, sei lì davanti al tuo nuovo compito, alla tua nuova sfida con lo spirito giusto.

Ma dove la trovi tutta quella grinta, ma dove la trovi tutta quella sicurezza, dove la trovi tutta quella allegria?  Ne vorrei un po’ per me, ma tienile care, Emma, ti serviranno in questo lungo viaggio…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...