Si può scrivere del dolore?

Si puo’ scrivere della sofferenza? Del dolore?
Non lo so… e’ forse per questo che non scrivo da cosi’ tanto su Emma.
Perche’ il mettere a fuoco il dolore che provo in certi momenti mi sembra che tolga qualcosa all’amore che ho per lei.

I primi quattro anni di Emma sono stati anni di gioie e di grandi emozioni, di conquiste e di sfide, piccole cose, normali per un bimbo qualsiasi e grandi successi per una bimba speciale… ma nell’ultimo anno la nostra “normalita’ speciale”, chiamiamola cosi’, forse e’ finita. Come fosse stato un limbo, o forse una zona franca che la vita ci ha concesso per abituarci all’idea, per allenarci a far fronte alle difficolta’ vere, a quello che verra’.
Ti vedo, Emma, alla festa di Natale a scuola, in quella recita dove tu dovevi essere la stella piu’ luminosa di tutte, ed eri cosi’ gonfia di te, cosi’ orgogliosa del tuo ruolo da protagonista, e io, noi tutti con te. Poi la stanchezza ti ha tradito, gli occhi ti si chiudevano e facevi davvero fatica a tenerli aperti. Era il tuo turno, e le maestre ti hanno incoraggiato ad andare ad accompaganre i Magi da Gesu’… Che fatica arrivare, fare quei dieci passi, ma che fatica soprattutto stare in piedi vicino ai Magi a cantare un’ultima canzone e cosi’ hai deciso di sederti e poi sdraiarti per terra e guardarti semplicemente intorno come se quella festa fosse degli altri, non la tua. Ecco quello e’ stato il momento del dolore, non il dolore di un insuccesso, perche’ il tuo non era tale, tu eri felice e serena, avevi accompaganto i Magi e quello era il tuo compito, ed ora ti potevi rilassare ed abbandonare alla tua stanchezza. Per me era il dolore della tua assenza, del vuoto improvviso, e un po’ la nostalgia di quando piccolina ti scatenavi alla canzone di chiusura della tua prima recita di Natale. Era il dolore della consapevolezza che nessuno intorno a te si era accorto che avevi mollato, e che le tue meravigliose maestre non avevano avuto il coraggio, o forse le energie, di pretendere di piu’ e di richiamarti. Un dolore sordo e solo. Un dolore tutto mio.

Ti guardo mentre provi a suonare la pianola della sorella, ti guardo mentre danzi, ti guardo mentre nuoti… e sei tu, come tutti ti vedono e tutti ti conoscono: fantastica… solare, entusiasta, coraggiosa, determinata! Ma di questi tempi spesso mi capita di perdermi a pensare a quale sara’ la tua strada, quale sara’ la passione che ti fara’ sognare, quale sara’ l’attivita’ che ti interessera’ davvero e in cui non riuscirai come vorresti e che ti fara’ soffrire, chi sara’ l’amico che ti tradira’, il compagno che ti prendera’ in giro, il ragazzo che ti fara’ battere il cuore invano…
Mi perdo e ritorno, e ti guardo nella tua grande difficolta’… la parola! Ti guardo mentre mi parli, mi spieghi, commenti quello che fai… e io non capisco, io non ti seguo, io non colgo se non una due paroline qua e la’. Ti ascolto, giuro che mi impegno, ma forse non abbastanza. Ti guardo mentre ti sforzi e di arrabbi e la tua consapevolezza mi gela, e quando il freddo passa, mi brucia… proprio come il ghiaccio, alla fine il ghiaccio brucia!
E’ una fitta improvvisa che mi prende tra il cuore e la pancia, e che lascia in fretta il posto a un dolore lieve ma che dura, un dolore che mi accompagna poi nella giornata, nella settimana e piano piano diventa una malinconia… come se avessi perso qualcosa, per sempre, e temo che ormai questo sentimento mi fara’ compagnia. Per sempre.

Si puo’ scrivere del dolore. Si’. Non toglie nulla al mio amore per Emma, anzi mi libera… lo rende piu’ autentico, piu’ vero, piu’ umano. Bisogna liberarsi da questo imbarazzo e buttarlo fuori… per lasciare poi spazio per nuove emozioni, per nuovi progetti, nuove speranze!

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