Emma è nata in silenzio


Emma è nata in silenzio.
Non ha pianto come tutti bambini appena nati, non ha sbraitato la sua rabbia per essere sbattuta fuori: al mondo, al freddo, alla vita… Ho chiesto all’ostetrica un po’ in ansia di farla piangere e dopo averle ripulito un po’ naso e bocca, ecco un vagito, ecco quel pianto, un pianto smorzato, delicato, sommesso.
Anche il mio travaglio è stato silenzioso… in una sala parto in penombra, tutta arancione, la più piccola di tutte, la più isolata dell’ospedale. Una donna stava partorendo nell’altra stanza e urlava come se la stessero squoiando… io non ricordavo molto l’iter che mi aspettava, non ricordavo di aver urlato alla nascita di Giulia, la mia prima bimba, ma credevo di aver rimosso quel dolore… continuavo a chiedere quando mi sarebbe toccato subire quelle torture e l’ostetrica mi rassicurava ”stai tranquilla, sta facendo quello che stai facendo tu!!!”… e chi gli credeva!
Ero stanca, spossata, più che sofferente, non vedevo l’ora che fosse finita. Ho chiesto una previsione. Erano le 2, ha promesso che per le 3.30 avremmo chiuso la pratica… alle 2,15 Emma è nata! Nemmeno una spinta, nemmeno un urlo di dolore… l’ostetrica gridava più di me: “Non spingere, soffia!!!”, ma io non spingevo affatto, era Emma, Emma faceva tutto da sola… in una attimo la sua testolina era fuori… L’ostetrica ancora mi ha raccomandato… “alla prossima contrazione non spingere, soffia, resisti…”, non è riuscita nemmeno ad infilarsi i guanti, ed Emma è uscita da sola, io cercavo di resistere, ma lei spingeva, spingeva…in un attimo era fuori, una capriola ed era tra le mani nude dell’ostetrica.
Che gioia!!! Emma era finalmente tra le nostre braccia. Quanto era bella, che soddisfazione quelle guanciotte piene, ma quel naso a patata da dove usciva fuori… Paolo scattava con il telefonino, io mi ribellavo…
Dopo pochi minuti l’infermiera ci ha chiesto la bambina e l’ha portata via.
A ripensarci quella non era affatto la procedura, con Giulia le cose non erano andate così.
Emma è tornata dopo un quarto d’ora… quel tempo mi è sembrato lunghissimo, ma ero talmente presa dalle ultime operazioni del parto che non ci pensai troppo.
Era in braccio al suo papà quando arrivò la pediatra e un’infermiera. Nemmeno questo era la procedura, ma non mi passava proprio per la testa che qualcosa non fosse andato bene… La pediatra sorrise e ci chiese:
“Allora, come vi sembra la vostra bambina?”
Avevo il cuore in gola… adesso sì, che avevo il cuore in gola!
“Bellissima, ma per il resto mi deve dire lei…” la mia voce era già spezzata…
“Abbiamo un forte sospetto che sia affetta da sindrome di down” ha detto infine.
Se mi avesse detto “temo che abbia gli occhi neri e non verdi come lei desiderava tanto”, sarebbe stata la stessa cosa… l’angoscia crebbe in un attimo nel voltare gli occhi al mio compagno… infatti era verde… credo che non svenisse solo perché aveva in braccio quella creatura! In un attimo, mi sono passati per la testa tutte le nostre discussioni sui test prenatali e tutte le riflessioni e scelte che abbiamo fatto insieme. Io ero certa della mia scelta, ma lui cosa pensava veramente? Lui aveva assecondato un mio desiderio, o cosa? Panico, mi sentivo terribilmente in colpa…
Lui li guardava come se fossero dei pazzi. Non è possibile è così bella… Lo era veramente, ed era il motivo per cui loro erano ancora in dubbio… “non abbiamo mai visto una bambina down così bella, inoltre non ha tutte le caratteristiche dei bambini affetti dalla sindrome di down ma solo alcune… abbiamo bisogno di alcune ora perché i lineamenti si stendano e soprattutto dell’esame del cariotipo che confermi la nostra diagnosi”. Questa la sentenza.
Decisamente, non stavano scherzando, e io non ero in un sogno, in un film, quella era la realtà Emma era davvero nata e quella era la mia vita da quel momento in poi…
Ero incredibilmente calma rispetto alla cosa in sé, certo quale genitore sceglierebbe questo per suo figlio? Ogni genitore sceglierebbe la perfezione, la bellezza, l’intelligenza… Io avevo scelto di avere il figlio che mi mandava la natura, così com’era, sano o malato, bello o brutto, con gli occhi neri o verdi, con i capelli rossi o neri, down o meno… ma senza dubbio era una scelta razionale, ora che Emma era qui era una scelta d’amore pieno.
Il mio compagno stava piano piano assorbendo il colpo, credo che Emma in braccio gli desse tanta energia… ricordo poco di quello che successe dopo, anche perché furono momenti pieni di emozioni, ma anche di cose da fare e io ero spossata e la mia pressione era a terra, quando cercarono di alzarmi in piedi persi conoscenza. Sognai in quel frangente un sacco di gente, altri luoghi lontani e sconosciuti, quando riaprii gli occhi per un po’ mi chiesi chi fosse quella donna che mi teneva i piedi vestita di verde… “ma dove diavolo sono?” in un attimo ripresi conoscenza e contezza di dov’ero e di cosa era successo! Era proprio vero. Tutto vero.
Il mio compagno andò a portare la piccola a fare il bagnetto a pesarla e misurarla… La bimba pesava 3050 kg e misurava 48 cm: per essere nata tre settimane prima niente male. Al suo ritorno in un attimo era già attaccata al seno, le infermiere erano stupite, a me sembrava tutto normale, la mia prima bimba si attaccò al seno subito quando ancora non era stata né lavata né vestita. Capii dopo cosa intendevano quando cominciai a sapere che cos’era la sindrome di down… è triste, è offensivo, ma i bambini down e le loro difficoltà non sono mai esistiti finché non ne ho avuto uno fra le braccia e questo bimbo non era mia figlia.
Sono rimasta a parlare con le ostetriche una di queste mi ha mostrato le foto del fratellino down e ha cominciato a raccontarmi degli aneddoti divertenti. L’ostetrica che l’aveva fatta nascere, mi ha parlato delle sue esperienze, mi ha accennato al mosaicismo e a diversi tipi di sindrome. Mi sembrava che volessero consolarmi,ma a me non importava, non importava veramente… ero in pena per il mio compagno, mi chiedevo come la stesse vivendo lui, volevo sapere cosa aveva in cuore lui.
Pensavo a Giulia e a quante volte avevo tremato per il destino di Emma a vedere quanto tutti amavano Giulia e quanto poco ancora sembravano interessati alla prossima ospite, continuavo a dire “speriamo che questa bimba sia bellissima e intelligentissima, più di Giulia, altrimenti avrà vita dura con una sorella così”. Ora mi viene quasi da sorridere… che destino le è capitato!
Il mio compagno è tornato con il mio angelo e aveva già ripreso colore. Era molto affettuoso e mi pareva sereno. Le ore passavano ed era il momento di andare in stanza e separarmi da lui. Questa era l’unica cosa che non volevo fare… Mi ha detto delle cose bellissime, mi ha rassicurato, mi ha abbracciato forte, anche lui amava già quella piccola creatura, così com’era. Lei era Emma punto e basta, la nostra Emma. A casa c’erano mia mamma e sua sorella e lui avrebbe dovuto affrontarle e trovare la forza di parlare. A casa c’era un mondo intero a cui comunicare la nascità e la sua “condizione”.
Mai ci è passato per la testa un “perché a me…”, mai un rimpianto, mai ci siamo sentiti tristi o meno fortunati… mai davvero… abbiamo pensato che la nostra vita era così piena e così felice che amavamo già così tanto questa bambina che non c’era posto migliore per lei per nascere. Solo tanta malinconia nel riporre aspirazioni e progetti, sogni e immagini costruite per lei… ma non è giusto forse per nessun bambino costruire un’immagine della sua vita e cercare anche inconsciamente di fargliela percorrere. Emma è Emma, sarà Emma, forse non saprà andare bene in bicicletta, forse non sarà bellissima, forse non saprà contare fino a 10 in inglese e tedesco a tre anni come Giulia, ma sarà Emma, farà le sue conquiste e verrà amata da noi di un amore pieno e sincero.

Ora sono passati quasi 5 mesi dall’arrivo della piccola Emma e siamo tutti molto felici e sereni, non è ancora arrivato un momento triste, un momento di debolezza, un momento di rifiuto e a questo punto credo che non arriverà mai. Emma è una neonata come tutti gli altri, ha bisogno solo di più attenzioni e cure, nulla di più e io mi sento una mamma davvero felice, felice dello straordinario evento della maternità, ma felice anche di essere stata in qualche modo SCELTA da questa bambina, o da qualcuno per lei, per accompagnarla nel viaggio della vita.

da “Come pinguini nel deserto”, Edizione del Cerro, 2005.

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