Only the vulnerable will be at risk. Your “only” is my everything.

Lunedì inizia la scuola. In diverse parti d’Italia è già cominciata e la rete si è riempita di foto del back to school. I post con le foto dei bimbi con le mascherine e gli zaini più grandi di loro, mi hanno stracciato il cuore. Non è un rientro come gli altri, e nemmeno lo stesso tipo di commozione. Gli zaini in spalla quest’anno sono pieni di gel, di mascherine e di paura. 

Lo zaino di Emma questa volta pesa un po’ di più. È una ragazza con disabilità e questo rientro mi terrorizza. L’anno scorso eravamo entusiasti di iniziare la scuola superiore e l’unica preoccupazione era di trovare compagni gentili e insegnanti che credessero in lei. Nei primi mesi di scuola Emma aveva imparato ad andare a scuola in autobus da sola. Una conquista scontata per la maggior parte dei ragazzi, una piccola impresa per lei, un’autonomia a cui ora dobbiamo rinunciare. Non ce la sentiamo di farla salire su un mezzo affollato, ora che hanno tolto i limiti ancora meno. Mi piange il cuore, è un passo indietro per la sua autonomia, ma prima devo pensare alla sua salute. Emma andrà a scuola una settimana sì e una settimana no, secondo il protocollo definito dalla sua scuola, so che tutti ce la metteranno tutta, so che Emma riuscirà a portare a casa qualcosa di buono anche da quest’anno, ma non sono affatto serena.

L’altro giorno la giornalaia l’ha incontrata dopo mesi, le è corsa incontro e l’ha abbracciata con una leggerezza disarmante, era persino senza mascherina. E poi parliamo dei ragazzi a scuola che appena girato l’angolo si abbassano le mascherine e stanno tutti allegramente vicini. Se nemmeno gli adulti rispettano i protocolli, di cosa ci meravigliamo?

Ho sentito il direttore di un istituto superiore scherzare sui protocolli Covid e ho sorriso con lui, era chiaro che cercasse di sdrammatizzare, che il senso di responsabilità di chi ha in carico una scuola deve essere enorme e che aveva scelto l’ironia per esorcizzare il momento drammatico che stiamo vivendo. Mentre ridevo con lui, mi sono chiesta “chissà se lui ha figli fragili, nipoti, qualcuno vicino che gli ricordi che per certi alunni sarà ancora più difficile il rientro, qualcuno che gli faccia comprendere quanta paura abbiamo noi?” Lo dico senza giudizio, perché la vita mi ha insegnato che esiste solo quello che ti capita, che il tuo immaginario non arriva molto oltre le tue esperienze, se non hai un figlio immunodepresso, se tua moglie non sta facendo una chemio, se tua madre non è molto anziana è difficile che in questo momento quello sia il tuo primo pensiero. La priorità è far partire la scuola, che tutti i nostri ragazzi rientrino in classe, ed è giusto che sia così. Ma vorrei ricordare a tutti, soprattutto agli imbecilli che erano a Roma a manifestare settimana scorsa, soprattutto a quelli che “solo” i più vulnerabili sono a rischio, che il loro “solo” è il mio “tutto”.

Vi prego su la mascherina, vi prego seguite le regole, vi prego pensate che chi avete di fronte potrebbe essere una persona a rischio, o avere qualcuno a casa che lo è. Non snobbate i protocolli, non sminuite le procedure. Fidatevi di chi ha studiato per redarli e proviamoci tutti insieme.

Che sia una buona scuola per tutti, nessuno escluso.