Il cancro non è un dono.

Il cancro è un dono? No, non lo è. È un’esperienza devastante sul piano fisico e sul piano emotivo.

Dal cancro si può guarire è vero, ma non tutti. Anche quando si guarisce, ti lascia i segni. Non raccontiamoci favole e soprattutto non diciamo “volere è potere”, “se ci sono riuscita io ci può riuscire chiunque” perché il cancro non si combatte con la volontà. È ingiusto nei confronti di chi non ce la fa e non ce l’ha fatta seppur combattendo con tutte le proprie forze. Non sono d’accordo, Nadia Toffa, sono felice che tu stia bene e trovo generoso offrire la propria storia per aiutare chi si trova o si troverà nella tua situazione. Ma è importante non dimenticarsi degli altri e non sottovalutare la crudeltà della malattia.

Questo discorso vale anche per la disabilità. Da quando è nata Emma me lo sono sentita dire spesso: lei è un dono, la sindrome è un dono, un’opportunità, un’occasione, parole che ha usato anche Nadia parlando di cancro.

L’unico vero dono è la vita, quella di mia figlia, ma non la sua sindrome. Emma, ma ancora più di lei tanti bambini e ragazzi disabili gravi vivono con fatica la loro vita in salita, con dignità certo, quando gli altri non gliela tolgono. Spesso.

Io vorrei che si smettesse di chiamarlo “dono” perché sono certa che Emma avrebbe voluto un’altra vita, e il fatto che viva bene questa non significa che il cromosoma in più non sia un gran bastardo.

Nella mia esperienza di cancro il dono non è il cancro, ma la vita che ho ancora da vivere, l’amore che ho intorno, ma che non è una polizza assicurativa sulla vita. Non si può dare per scontato che tutti di fronte alle difficoltà, al dolore o alla malattia si trasformino in supereroi. Alcuni non ce la fanno emotivamente, affondano, altri non ce la fanno perché la malattia li devasta. E non è perché non vogliono farcela.
Nella mia vita le ho incontrate entrambe, cancro e disabilità, e non mi sento una guerriera, non mi sono mai sentita una madre coraggio nella mia esperienza con Emma. Mi sento una donna segnata, con cicatrici sulla pelle e alcune invisibili, mi sento anche piena di vita e di voglia di vivere, ma ci sono stati periodi che non è stato così e non dò per scontato che lo sarà per sempre.

Andiamoci piano dunque con tutto questo ottimismo, e questo idealizzare tutto ciò che di negativo la vita ci mette davanti, perché sì l’essere umano è resiliente, ma l’essere umano a volte si spezza e quando succede ha bisogno d’altro che una pacca sulla spalla, un “coraggio, che ce la fai”, o “il cancro è un dono”.

PS: vorrei aggiungere una nota a freddo, dopo aver letto di tutto su questo argomento. Mi dispiace molto che Nadia sia stata attaccata con aggressività per le sue parole, non lo meritava, possiamo non essere d’accordo con certe sue posizioni o su come le ha espresse, ma si può dissentire con rispetto. Non credo che Nadia pensi davvero che il cancro sia un dono, credo ci sia stata un po’ di leggerezza nel lancio del libro, forse sarebbe bastato pesare con più attenzione le parole per non ferire malati che si trovano ad un punto della malattia diverso dal suo. Allo stesso tempo però ho trovato altrettanto fuori luogo il livore con cui lei stessa ha risposto alle critiche.

PPS: Nadia qualche giorno dopo è tornata sulle sue dichiarazioni, chiarendo il suo punto di vista. «Non sono stata chiara: il cancro è una sfortuna e si batte con la chemio». Grazie Nadia, è importante.