Back to school. 10 consigli ai genitori dei bambini con disabilità

L’inizio della scuola mette sottosopra tutta la famiglia: i bambini piangono la fine dell’estate e si affrettano a completare gli odiosi compiti delle vacanze, i genitori sono combattuti tra l’essere felici per il rientro e l’ansia per l’avventura scolastica, l’agitazione cresce soprattutto se qualche figlio inizia un nuovo ciclo. Ma il primo giorno di scuola smuove ancora di più gli animi delle mamme e dei papà di bambini e ragazzi con disabilità. Preoccupazione, paura, dubbi, a volte vera e propria angoscia s’impossessano di noi. Come saranno i compagni? Saranno gentili con lui? Come saranno gli insegnanti? Ci sarà l’insegnante di sostegno? Riuscirà a farsi degli amici? Avrò scelto la scuola giusta?

Primo giorno di scuola

Ho provato queste emozioni tutti i primi giorni di scuola di Emma, e di primi giorni scuola ne ha avuti molti visto la nostra vita itinerante. Sarei andata a scuola con lei se avessi potuto, mi sarei messa in un angolino, mi sarei fatta piccola piccola per poterla sostenere e preservare da dispetti, sconfitte, frustrazioni e chissà cos’altro. Le difficoltà sono state tante, non si può negare, ma ogni anno Emma mi ha sbalordito, mi ha rassicurato giorno dopo giorno fino a farmi mettere l’animo in pace e osservare con serenità la crescita e i suoi progressi e da tutte queste esperienze ho imparato che è lei a guidarmi e sarà lei a fare la differenza.

 

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Emma ha iniziato la sua avventura scolastica al nido quando aveva 1 anno, in questi 12 anni ha cambiato 6 scuole, nido, materna, elementari, medie, ha fatto un anno di scuola americana e un anno di scuola francese, ha sperimentato diversi sistemi scolastici e ha incontrato decine di insegnanti, centinaia di bambini, altrettanti genitori e in questo spicchio di universo ha imparato tanto da ognuno e ha lasciato un seme nel cuore di ciascuno. È un seme che parla di sorpresa, di basse aspettative che cambiano rotta, di fiducia, di meraviglia, di determinazione, di coraggio, di punti di vista ribaltati. Emma ha cambiato lo sguardo di tutte le persone che ha incontrato, ha scardinato i loro pregiudizi e ha reso il mondo che la circonda più accogliente e più inclusivo.

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Sia chiaro, il nome di Emma potrebbe essere sostituito da quello di un altro bambino con disabilità. Non Emma perché sia particolarmente speciale o dotata, no… Emma in quanto persona a cui viene data un’occasione. È questo che semina ogni bambino con disabilità nel suo contesto sociale se riesce a esprimersi e ad ambientarsi, è questa la grande rivoluzione dell’inclusione. Emma ha avuto la possibilità di cambiare qualcosa negli ambienti che ha frequentato anche i meno accoglienti ed è cominciando dalla scuola che a piccoli passi potremo cambiare questo nostro mondo che si fa sempre più ostile e meno umano. Questo nostro mondo ha bisogno di imparare a convivere con la diversità, ha bisogno di prendere confidenza con tutte le sfumature della natura umana. I compagni di scuola dei nostri figli lo imparano da piccoli ed è preziosissimo, più di quanto ci rendiamo conto, e sono certa che saranno adulti migliori di noi. I nostri figli insegnano al mondo le mille sfumature dell’umanità, in un mondo ossessionato dalle performance e dalla velocità, scandiscono un ritmo diverso e insegnano la pazienza, l’empatia e la lezione più importante di tutte: ognuno di noi vince quando ha dato il massimo, non quando è arrivato primo.

Non è sempre stato facile in questi anni, ma ci sono delle cose che hanno aiutato Emma e me ad affrontare l’inizio della scuola più serenamente, le scrivo per liberarmi dall’ansia che ho anche quest’anno e le condivido nella speranza che la nostra esperienza possa essere di aiuto a qualcuno di voi.

  1. È probabile che tu abbia sentito parlare di quanto i genitori debbano lottare per vedere riconosciuti i diritti dei loro figli a scuola, vere e proprie battaglie legali per ore di sostegno e quant’altro, è vero c’è anche questo, ma ci sono anche ottimi dirigenti e insegnanti preparati. Non partire prevenuta/o, costruisci da subito una relazione di fiducia e di collaborazione con la dirigente e il corpo insegnanti, coinvolgi tutto il corpo docente non solo l’insegnante di sostegno, apri il dialogo con loro e abbi fiducia. Partire armati fino ai denti non è il modo migliore per creare relazioni costruttive.
  2. Partecipa attivamente a tutti i gruppi di lavoro per l’inclusione, sia quelli dedicati a tuo figlio, sia quelli d’istituto, è un luogo di confronto e in cui si possono portare idee e proposte. Se nella tua scuola non esiste ancora un protocollo strutturato, non ti abbattere, ma impegnati per costruirlo. Laddove vedi il deserto, vai tu in prima linea. Ci sono ancora scuole dove non c’è abbastanza esperienza e procedure rodate sull’inclusione, costruiamole insieme a chi di dovere. Molti dei nostri ragazzi sono stati i primi nel loro istituto, ma chi è venuto dopo di loro ha trovato la strada spianata.
  3. Crea un rapporto con i genitori dei compagni di classe di tuo figlia/figlio, più cresce più sarà difficile, ma provaci sempre. I consigli di classe, le feste, l’uscita della scuola sono sempre una buona occasione per conoscerne qualcuno. Saranno i tuoi alleati, quando tuo figlio dimenticherà una circolare, non avrà scritto un compito, non riuscirà a raccontarti un episodio accaduto in classe, l’aiuto o il punto di vista di un altro bambino ti sarà prezioso. Ma più di tutto saranno gli amici di tuo figlio/figlia. Sii trasparente nelle relazioni, racconta le difficoltà di tuo figlio, l’obiettivo non è dimostrare che è come gli altri, ma farlo conoscere per quello che è.
  4. “Esci dalla zona di conforto!”è sempre stato il mio motto. Uscire dalla zona di conforto non significa però mettere in difficoltà i nostri figli o metterli continuamente alla prova, premendo sull’acceleratore. Significa lasciare loro lo spazio per sperimentarsi e più spazio gli concediamo più ci sorprenderanno. Quello che conta è vigilare sempre sulle motivazioni, a spingere sull’acceleratore deve essere il desiderio di far crescere nostro figlio, non la nostra ambizione. La giusta misura e il buon senso ci deve accompagnare sempre.
  5. Fare cultura della diversitàè uno dei nostri compiti, i nostri figli lo fanno quotidianamente e spontaneamente, rendiamoci disponibili con la scuola per incontri, presentazioni, facciamo proposte di letture, di conferenze, di presentazioni di libri. L’esperienza ci dice che la discriminazione e l’isolamento non è quasi mai un atto volontario, ma per lo più è originato da ignoranza o non conoscenza. Riflettiamo su cosa possiamo fare noi per diffondere un’immagine corretta della disabilità e diamoci da fare.
  6. Evita i confronti!Tutti i bambini e i ragazzi sono differenti, e questo vale anche per i ragazzi con disabilità. I confronti sono frustranti… Emma ci ha messo anni a imparare a leggere, ma è sempre stata brava in matematica. Emma scrive ancora in stampatello, ma comprende bene tre lingue e anche se non posso dire che le parla, si fa ben comprendere in inglese e francese. Il suo linguaggio è sempre stato faticoso, ma questo non l’ha mai fermata nelle interrogazioni o nelle presentazioni. Ogni ragazzo ha il suo percorso, i suoi talenti e le sue difficoltà, il confronto con gli altri può essere frustrante e demotivante, peraltro le strategie e i metodi che funzionano con un bambino, possono non essere efficaci con un altro. Ognuno ha il suo percorso, mettiamocelo in testa.
  7. Inclusione significa inclusione, no alle aule di studio, no alle aule di sostegno, no ai laboratori speciali, no alle classi speciali travestite da qualcos’altro. I nostri figli devono stare in classe ed è compito degli insegnanti curriculari e dell’insegnante di sostegno fare in modo che sia così. Tutti i bambini imparano in modo diverso e non solo i nostri, gli insegnanti saranno stimolati a usare strategie adeguate alle diverse modalità di apprendimento, ne beneficeranno tutti, alunni disabili e alunni normodotati. Vigilate su questo e qualora non sia una prassi della vostra scuola cercate di trasmetterne il senso a dirigente e corpo insegnanti.
  8. Esistono sul mercato strumenti e ausili per facilitare la vita ai nostri figli, usiamoli!Esistono libri specifici per difficoltà di apprendimento, strumenti per la matematica, e molto altro, a volte come genitori resistiamo per perché siamo convinti che i nostri figli possano farcela da soli e magari è così, a volte lo facciamo per non far sentire i nostri figli diversi… I nostri figli sono diversi, tutti lo siamo e prima lo capiscono meglio sarà per loro. Ognuno sa cosa è bene per i propri figli, ma chiediamoci se i nostri figli non potessero camminare se useremmo una carrozzella, o se non sentissero se useremmo un apparecchio acustico. La forbice si allargherà giorno dopo giorno, prima o poi dovremmo semplificare i programmi o usare strumenti che li aiutino, non arriviamo a farlo quando saranno demotivati e con poca fiducia in se stessi. La frustrazione paralizzerebbe chiunque. Fare i conti con i propri limiti e le proprie difficoltà è un passo importante per ogni persona.
  9. Se nonostante la buona predisposizione del punto uno, le cose si mettessero male, non aspettare e agisci per il bene di tuo figlio con tutti i mezzi a tua disposizione, anche quelli legali. Il mio consiglio e di farsi aiutare sempre da una associazione nel territorio, spesso insegnanti e dirigenti preferiscono confrontarsi con specialisti piuttosto che con i genitori, la mediazione di una pedagogista a volte può bastare, in caso contrario agisci nelle sedi opportuno o cambia scuola. I ragazzi sono più flessibili di noi, se il contesto non è dei migliori, meglio affrontare un cambiamento che un ambiente ostile o dalle basse aspettative.
  10. Ad ogni nuovo ciclo è sempre stato efficace preparare una lettera di presentazionedi Emma per i suoi insegnanti dove ho raccontato chi è, quali sono i suoi punti di forza e quali le sue difficoltà. Nessuno conosce i nostri figli meglio di noi e ci vorrà più tempo per loro per farsi conoscere, quindi è buona abitudine informare gli insegnanti dove arrivano le loro autonomie e se ci sono cose a cui devono fare particolare attenzione, raccontare le strategie che negli anni hanno funzionato e quelle che non hanno funzionato. È utile tenere pronto un dossier che raccolga tutti i documenti relativi alla scolarizzazione: certificazioni, peri, pagelle, lettere di presentazione e tutto ciò che possa raccontare chi è tuo figlio e il percorso che ha fatto fino ad ora, le cose che ha imparato e quelle che deve imparare. Proprio perché i percorsi dei nostri figli sono tutti differenti, è un grande aiuto per gli insegnanti sapere a che punto del percorso si trova l’alunno per non sottovalutarlo o chiedergli troppo e per allineare le richieste alle sue attuali competenze.

E voi cosa aggiungereste a questa lista? Che consigli dareste a un genitore il cui figlio con disabilità sta iniziando la scuola?

Vi lascio con il video realizzato da CoorDown in occasione della Giornata Mondiale della sindrome di Down dello scorso marzo, una breve animazione che racconta ai bambini cosa sia l’inclusione e di come un percorso che inizia bene dall’inizio possa fare la differenza. Se l’inclusione è un diritto di tutti, è un compito di tutti creare le condizioni perché l’inclusione sia una realtà e inizi proprio a scuola.

Lea goes to school

Clicca sulla foto per vedere il video!

 

 

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